Il salotto dorme a metà. Le lampade sono accese, i fogli coprono il parquet e da qualche parte, in questa casa, c’è un documento che qualcuno ha deciso di far sparire.
Burbero era in ginocchio accanto al tavolino basso da un tempo che nessuno aveva misurato. Aveva rovesciato la cartella due volte, come se a scuoterla ancora potesse restituirgli quello che conteneva. Le mani frugavano tra i fogli sparsi, gli occhi saltavano da un angolo all’altro del tappeto. L’uomo delle frasi brevi, quello che legge i verdetti senza cambiare espressione, adesso sembrava sul punto di piangere.
«Carlo, la tua seconda firma è sparita. Era nella mia cartella!»
Carlo, in piedi accanto al divano nella sua vestaglia bordeaux, ci mise un secondo a capire. Poi allargò le braccia e rise, sollevato come chi ha appena visto il giudice uscire dall’aula.
«Sparita? Allora sono salvo!»

Fu Samantha a togliergli il sorriso. Avanzò verso di lui con l’indice puntato e il mento alto, i capelli biondi che le tremavano sulle spalle.
«Salvo? Firmi contratti nel sonno e io dovrei dormire tranquilla?»
Carlo si girò di scatto. Strinse gli occhi e puntò il dito a sua volta, perché in quella casa le accuse si restituiscono sempre con gli interessi.
«Tranquilla? Stanotte ti ho sentita scendere le scale.»
Samantha incrociò le braccia e gli voltò le spalle a metà, come si fa con una domanda che merita solo disprezzo.
«Le scale? Il sonnambulo qui sei tu, Carlo.»
Sarebbero andati avanti fino all’alba. A interromperli arrivò un fruscio veloce sul parquet: 126 entrò sfrecciando, una macchia arancione lanciata a tutta velocità, e frenò di colpo sul tavolino, esattamente in mezzo ai due. Parla come la radio di una squadra di Formula 1, e quella sera aveva i dati.
«Box, box. Telemetria di stanotte: alle tre e dodici, foglio fuori traiettoria.»

Burbero, ancora in ginocchio, si voltò verso di lui e unì le mani, come davanti a un altare.
«Ti prego, dimmi chi l’ha preso.»
126 rimase immobile un istante. Poi la sua testa ruotò lentamente, un grado alla volta, verso il bracciolo del divano, dove era posata una borsa.
«Pit stop alle tre e quindici. Mani di Samantha, foglio nella sua borsa.»
Il salotto trattenne il fiato. Carlo guardò la borsa, poi Samantha, poi di nuovo la borsa. Samantha avrebbe potuto piangere o supplicare, come altre volte. Scelse un’altra strada. Prese la borsa, la aprì senza fretta ed estrasse un foglio piegato.
«Sì, l’ho preso io. Leggilo, se hai il coraggio.»
Glielo spinse contro il petto, senza abbassare lo sguardo.

Carlo aprì il foglio e lesse. La bocca gli si aprì piano, le spalle cedettero una alla volta e alla fine furono le gambe a decidere per lui: si lasciò cadere seduto sul divano, con il foglio ancora stretto tra le dita. Burbero allungò una mano verso quel pezzo di carta, come se potesse ancora riportarlo nella sua cartella. Samantha restò in piedi, a braccia conserte.
Sul volto di Carlo c’era già la risposta. Sul foglio, la domanda che da stanotte tiene sveglia tutta la casa.
Questa era «Il giro delle tre e dodici», la nuova puntata della soap del salotto. Riprende da dove si era chiusa «Firmato nel sonno», quando Carlo ha scoperto di aver firmato due volte.
Il video della puntata è su Instagram: segui @dimmicheevero e scrivi nei commenti cosa pensi che ci sia scritto su quel foglio. E perché Samantha l’ha preso nel cuore della notte.




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