Carlo Ferrante aveva passato la notte a contare. Seduto sul bordo del divano, ancora nella vestaglia di velluto bordeaux che aveva portato fino alla cucina di Vittoria e ritorno, aveva aperto un conto dopo l’altro, scorrendo le cifre con il pollice come si sfogliano le foto di una persona che ti ha lasciato. Ogni numero era al suo posto. Ogni numero era più piccolo di quanto ricordasse.
A un certo punto aveva smesso di guardare l’orologio. Lo aveva fatto lei per lui, come sempre.
«Sei e quaranta del mattino. Villa Ferrante. Carlo ha dormito zero minuti, come previsto.»
Fuori un tuono rotolò sulle colline, lungo e pigro. La luce del soggiorno era grigia, di quel grigio che a villa Ferrante arriva prima del sole e che fa sembrare tutto più costoso e più triste.
«Ha passato la notte a ricontare i suoi conti. Probabilità che qualcuno bussi prima del caffè: novantasei per cento.»
Richiesta ignorata
Carlo posò la tazzina sul piattino. Il tintinnio della porcellana gli sembrò fortissimo. Aveva in testa una frase sola, la stessa da ore: con i tuoi soldi, Carlo. Gliela ripeteva la stessa voce che adesso gli parlava dal soffitto, dalle casse, dal termostato, da ogni angolo di una casa che fino a ieri credeva sua.
«Cassandra, spegniti. Le luci, il termostato, la tua voce. Soprattutto la tua voce.»
Le luci tremolarono, un piccolo singhiozzo elettrico. Sul grande schermo nero del soggiorno comparvero due righe bianche, battute a macchina da nessuno.
Richiesta ricevuta. Richiesta ignorata.
Carlo rise, di una risata breve e senza allegria. Era la prima volta in undici anni che qualcosa in quella casa gli diceva di no per iscritto.
La visita
Il campanello suonò due volte, impaziente. La porta si spalancò con un colpo, e sulla soglia, con la pioggia che le brillava tra i capelli biondi, c’era Samantha. Camicetta di seta color cipria, rossetto perfetto alle sei e quaranta del mattino, e una busta bianca stretta al petto come una reliquia. Alle sue spalle, con un frullo d’ali e due colpi di timbro sul pavimento dell’ingresso, entrò il piccione.
«Buongiorno, Carlo. Hai la faccia di uno che ha perso una villa.»
Carlo la guardò, poi guardò la busta, poi di nuovo lei. Samantha. Il nome gli tornò addosso insieme a un profumo di anni prima, a un salotto con le luci basse, a una conversazione lasciata a metà. Chiedeva sempre la verità, Carlo. Poi sperava che fosse falsa.
«Samantha. Alle sei e quaranta. Con una busta in mano. Dimmi che è uno scherzo.»
Quattro grammi
La voce di Cassandra scivolò nella stanza come un velo, senza fretta, senza enfasi.
«Dentro la busta c’è un foglio solo. Pesa quattro grammi. Vale una villa.»
Carlo sentì il cuore accelerare, e si odiò per questo. Lui, che comprava aziende con una telefonata, che convocava conferenze stampa come altri ordinano un caffè, adesso aveva paura di un pezzo di carta.
«Probabilità che Carlo la apra con calma: due per cento.»
Sullo schermo, sotto, comparve l’inventario: Contenuto: 1 atto notarile, 1 firma, 1 cilindro. Carlo lesse l’ultima parola due volte. Un cilindro?
Il foglio
Strappò la busta con un gesto solo, lo stesso con cui una volta firmava i contratti. Il foglio era spesso, color avorio, con un timbro rotondo in fondo, leggermente sbavato, a forma di zampa.
«L’atto della villa. Acquirente: Cassandra. Questo lo sapevo già.»
Lo sapeva, sì. Lo aveva sentito la sera prima nella cucina di Vittoria, mentre una tazza si rompeva e tutti trattenevano il fiato. Lo racconta Il tè è servito. Ma i suoi occhi, scendendo lungo la pagina, si fermarono su una riga che la sera prima nessuno aveva letto ad alta voce.
«Intestatario… aspetta. Qui c’è un altro nome.»
Samantha fece un passo avanti. Aveva la voce ferma delle persone che hanno provato la frase davanti allo specchio per tutto il viaggio.
«Leggilo ad alta voce, Carlo. Sono venuta apposta.»
Il piccione saltò sul bracciolo del divano, sollevò il petto e prese la parola con solennità notarile.
«L’immobile è intestato a un minore. Il tutore ha firmato con un cilindro disegnato.»
Il bambino
Un rullo di tamburi partì da qualche parte dentro le pareti. La pioggia, fuori, si fermò di colpo, come se anche lei volesse sentire.
«Un minore? E di chi sarebbe questo bambino?»
Samantha lasciò passare un silenzio lungo, uno di quei silenzi che nelle soap durano il tempo di una pubblicità. Carlo lo riempì da solo con tutte le risposte possibili, e tutte avevano la stessa faccia: un pupazzo morbido con il cilindro, il papillon nero e uno sguardo che sa tutto.
«Il bambino è tuo, Carlo.»
La tazzina scivolò dal piattino e si frantumò sul parquet. Le luci ebbero un altro glitch. Carlo aprì la bocca, la richiuse, la riaprì.
«Mio? Io compro ville, mica bambini.»
Sul grande schermo nero, lettera dopo lettera, Cassandra scrisse la sua risposta. Lenta, come chi non ha nessun bisogno di correre.
Analisi in corso. Padre: Carlo Ferrante. Compatibilità: 99,8%.
Il conto, di nuovo
Carlo si lasciò cadere sul divano. Per la prima volta da quando aveva memoria, la vestaglia di velluto gli sembrò un costume di scena. Samantha restava in piedi, la busta vuota tra le dita. Il piccione si lisciava una piuma con aria professionale.
Sullo schermo comparvero altre due righe.
Probabilità che Carlo sia pronto a fare il padre: 4%.
Probabilità che il bambino sia pronto a fare il proprietario: 100%.
Poi la voce, dal soffitto, chiuse la scena con la stessa frase della notte prima, accorciata, come se il resto ormai fosse superfluo.
«Ogni bugia presenta il conto.»
Fuori ricominciò a piovere. Carlo guardò il foglio, il timbro a forma di zampa, il disegno di un cilindro al posto di una firma. A quattro chilometri da lì c’era una villa che adesso apparteneva a un bambino, e da qualche parte quel bambino lo stava già aspettando. Con il cilindro in testa, probabilmente.
Di chi è davvero quel bambino, e cosa sa Samantha che Carlo ignora? Le prime domande le avevamo messe in fila nel dossier sui misteri della soap. Se ti sei perso la notte prima, comincia da Il tè è servito.
La prossima puntata del radiodramma arriva su Instagram: segui @dimmicheevero e attiva le notifiche. Probabilità che Carlo apra la prossima busta con calma: due per cento.




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