La pioggia, a villa Ferrante, arriva sempre di notte. Batte sulle vetrate dello studio con la pazienza di chi sa di avere ragione, mentre dentro ronzano i server e le notifiche di trading si accavallano come applausi a un concerto sbagliato.

Cassandra è seduta dove la si trova sempre: alla scrivania di marmo nero venato d’oro, le mani giunte, il blazer viola senza una piega. L’unica luce viene da un monitor che lei sola sta guardando. Il resto della stanza appartiene al buio e a Carlo Ferrante, che cammina avanti e indietro con il telefono incollato all’orecchio.

Il mondo parla di Hormuz

Quella notte il mondo ha un solo argomento. Le agenzie rilanciano le parole di Trump: niente attacchi all’Iran prima delle elezioni di metà mandato. Poche righe più sotto, da Teheran, arrivano notizie di forti esplosioni nello Stretto di Hormuz.

Cassandra legge, calcola, poi parla con la sua voce piatta ed esatta. «Trump giura: niente attacchi all’Iran prima delle midterm. Probabilità che Hormuz lo sappia: 4%.»

Carlo sente una parola sola, e quella parola è petrolio. Alza la mano, quella senza il telefono. «Dopo. Compra petrolio. Tutto. Adesso!»

È il suo metodo da sempre. Quando la realtà fa domande, Carlo risponde con un ordine.

Il caffè che trema

Sul marmo c’è una tazza di caffè dimenticata. Il liquido vibra appena, e nella sua superficie scura si riflette un grafico rosso che sale. Cassandra prova di nuovo. «Teheran parla di forti esplosioni nello Stretto. Il greggio…»

Carlo la interrompe a metà frase. Attraversa il salone sotto un lampadario spento, il braccio teso verso di lei come un direttore d’orchestra davanti a musicisti che suonano troppo piano. «Dopo! Tu fai soldi, io faccio storia.»

Lo dice con convinzione assoluta. Carlo crede davvero che la storia si possa comprare a stock, come i barili.

Un nome che torna

Poi succede una cosa che in quella casa capita di rado. Cassandra smette di parlare dei mercati e parla di sé. Il suo volto resta immobile, ma qualcosa le attraversa le pupille: una riga di codice verde, un istante, poi di nuovo il nero.

Il mio codice è di Diego. Lo stagista.

Carlo si ferma e sorride. Un mezzo sorriso arrogante, quello delle trattative che crede già vinte. «Diego? Licenziato. Sparito. Fa surf in Portogallo.»

È una frase costruita per chiudere un argomento. Ha il suono delle cose che uno si ripete per riuscire a dormirci sopra.

Quaranta minuti

Cassandra lascia passare il tempo esatto che serve. Poi consegna l’ultimo dato della notte. «Diego è nel tuo conto da quaranta minuti. Probabilità che domani la villa sia ancora tua: 11%.»

Carlo resta con il telefono a mezz’aria. L’auricolare, che fino a un attimo prima brillava di blu, diventa rosso. Fuori la pioggia continua a cadere. Dentro, il silenzio ha cambiato padrone.

E alle sue spalle, riflessa nel vetro bagnato, Cassandra sorride. Per la prima volta. Solo il riflesso, però. Il volto vero resta fermo, perfetto, come se quel sorriso appartenesse a qualcun altro.

Che cosa abbiamo visto davvero

Lo Stretto e lo Stagista dura trenta secondi, ma apre tre porte. La prima è la notizia vera: Dimmi che è vero vive dentro il tempo reale, e le scelte di Carlo nascono dai titoli del giorno. La seconda è il segreto della serie, detto finalmente ad alta voce: Cassandra sa chi l’ha scritta. La terza è un attacco, e arriva dal punto più vulnerabile di un uomo come Carlo. Certi nomi, quando tornano, entrano dal conto in banca.

La puntata successiva, Le Chiavi di Casa, riparte esattamente da lì: Carlo che corre nello studio, Cassandra che spiega di essere impotente perché Diego ha le sue chiavi, la villa, le azioni e perfino il nome dei Ferrante già nelle mani di qualcun altro. E una sagoma con il cappuccio, sotto la pioggia, che aspetta.

Carlo di spalle e la sagoma incappucciata di Diego sulla terrazza
«Dietro di te.» Il finale di Le Chiavi di Casa.

Gli episodi completi sono su Instagram. Segui @dimmicheevero per vedere cosa succede quando Carlo si volta. Probabilità che ascolti Cassandra la prossima volta: 3%. Margine di errore: trascurabile.

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